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Uroflussometria wi-fi con apparecchio Flowline 2 :

L’uroflussometria è un esame molto semplice che consiste nell’urinare dentro ad un contenitore collegato ad un apparecchiatura (l’uroflussometro); misura la quantità di urina emessa nell’unità di tempo e la registra su di un tracciato. L’uroflussometria consente di valutare la “qualità” della minzione; permette cioè di capire se il getto urinario è valido oppure se è indebolito. Può essere considerato un esame “di base” per valutare la presenza o meno di ostruzione delle basse vie urinarie. Si tratta di un esame che, pur nella sua semplicità, è fondamentale nella valutazione del Paziente affetto da ipertrofia prostatica o da altre malattie che possono causare ostruzione delle prime vie urinarie.

  • Uretrocistocopia Flessibile :                                                             

  •  Ecografia urologica:                                                                                          L’ecografia apparato urinario è un’indagine che attraverso una sonda ad ultrasuoni appoggiata esternamente sull’addome ci permette di studiare i reni e la vescica
  •  Ecografia prostatica trans-rettale :
    L’ Ecografia prostatica trans-rettale è una tecnica d’indagine molto efficace nello studio della prostata e nella valutazione delle sue dimensioni e della morfologia. In questo esame la sonda viene introdotta nel retto in stretta contiguità con la prostata e questo rende possibile un’ottima visualizzazione della ghiandola nelle sue due componenti fondamentali;  la porzione interna, dove si sviluppa l’ipertrofia prostatica benigna e la porzione esterna, dove spesso si generano i tumori. Con questo esame oltre a preziose informazioni caratteristiche della prostata, si può determinare il residuo vescicale post-minzionale; cioè la quantità di urine che permangono nella vescica dopo la minzione e, se necessario, si può eseguire il prelievo di alcuni frammenti di tessuto prostatico (biopsia prostatica ecoguidata). Non è un procedimento doloroso ed è di aiuto nella diagnosi di alcune malattie che possono essere causa di infertilità. Non è un esame doloroso, né fastidioso.

IMPIANTO DI PROTESI PENIENA

Il dott. Oriti e la sua equipe mentre inseriscono un impianto di protesi peniena

La protesi peniena è un dispositivo meccanico utilizzato in chirurgia per ripristinare la funzione erettile. Tutti i pazienti affetti da disfunzione erettile che non abbiano ottenuto una risposta efficace con l’utilizzo di farmaci per uso orale ( iPDE5), iniettati per via intracavernosa, che abbiano una controindicazione assoluta all’assunzione di detti farmaci o non vogliano ricorrere a terapie medicofisiche (anche tipo vacuum device) possono essere sottoposti a chirurgia implantologica peniena.

LE DIFFERENTI TIPOLOGIE DI PROTESI

  • Idraulica tricomponente;
  • Idraulica bicomponente;
  • Malleabile monocomponente o semirigida;
  • Soffice;
  • Rigidità differenziata (spectra).

La scelta del dispositivo è concordata dal medico impiantatore con il paziente tenendo conto di:

  • Aspettative del paziente;
  • Età;
  • Compliance del paziente (accettazione ed abilità del paziente all’attivazione del dispositivo) e coinvolgimento della partner;
  • Severità della disfunzione erettile;
  • Malformazioni del pene eventualmente associate;
  • Condizioni generali (malattie associate quali diabete, ipertensione, neoplasia e cardiopatia) Sarà comunque discrezione del paziente informare il/la partner.

FUNZIONE DELLA PROTESI

Permette al paziente di ripristinare un’attività sessuale penetrativa soddisfacente.

COSA NON FA

  • Non ripristina l’eiaculazione o l’orgasmo se precedentemente compromessi;
  • Non allunga il pene;
  • Non aumenta il desiderio sessuale.

L’intervento protesico più frequentemente eseguito prevede l’impianto di protesi tricomponenti. Questo dispositivo è composto da due cilindri di silicone o altro materiale biocompatibile che vengono inseriti nei corpi cavernosi. Un serbatoio che contiene il liquido necessario a riempire i cilindri presenti nei corpi cavernosi ed una pompa di attivazione posizionata nello scroto, per il trasferimento del liquido di gonfiaggio dal serbatoio ai cilindri nei corpi cavernosi stessi. I cilindri, la pompa e il serbatoio sono tra loro connessi mediante sottili tubi di raccordo.

La protesi idraulica bicomponente, diversamente da quella tricomponente, è costituita da cilindri connessi con tubi di raccordo alla pompa che funge anche da serbatoio. La protesi pertanto si caratterizza per un maggiore ingombro volumetrico della pompa, per una minore capacità di riempimento e distensione dei corpi cavernosi, e per una minore rigidità.

La protesi semirigida è costituita da un’anima metallica rivestita da un involucro esterno in silicone. L’effetto estetico è diverso rispetto alla protesi idraulica, in quanto il pene è costantemente in semierezione.

La protesi soffice è un cilindro di puro silicone morbido indicata nei casi di DE incompleta in cui è presente un’erezione residua.

TECNICA CHIRURGICA
IMPIANTO DI PROTESI IDRAULICA TRICOMPONENTE

La suddetta tecnica prevede i seguenti passaggi chirurgici:
Anestesia generale e/o periferica, catetere vescicale, accesso unico penoscrotale oppure infrapubico, poco al di sopra della radice dell’asta. Incisione dei corpi cavernosi e dilatazione di essi con ausilio di dilatatori progressivi, il tutto al fine di posizionare due cilindri espansibili a livello dei corpi cavernosi del pene. Preparazione spazio scrotale per inserimento della pompa. Inserimento del serbatoio nello spazio a lato della vescica extraperitoneale utilizzando sempre la stessa incisione peno scrotale. In caso di impossibilità a posizionare il serbatoio in tale spazio, verrà collocato in sede diversa, direttamente nel peritoneo con incisione nella parte inferiore della parete addominale oppure in sede retroperitoneale con incisione più alta e laterale.

Questa chirurgia non è scevra da possibili complicanze che vanno dal rigetto della protesi per infezione o per intolleranza soggettiva (evenienza rara ma possibile) fino alla rarissima necrosi/gangrena del glande.In letteratura sono descritte le seguenti complicanze:

Ematoma/soffusione ecchimotica peno scrotale. Lesione e/o rottura dell’uretra con necessità di ricorrere a posizionamento di epicistostomia e riparazione della stessa uretra in tempi chirurgici diversi. Perforazione dei corpi cavernosi. Rigetto della protesi con fibrosclerosi e fibromatosi cicatriziale dei corpi cavernosi per infezione o intolleranza soggettiva, necrosi del glande. Possibili deformità peniene o incurvamento del glande (effetto concord). Sintomatologia dolorosa anche tale da non permettere il rapporto. Scarsa sensibilità del glande in percentuale significativa. Dolore scrotale anche in caso di corretto posizionamento del device (pompa scrotale). Malfunzionamento del sistema protesico (possibile estrusione della pompa scrotale). L’intervento solitamente ha una durata massima di 3 ore. Verrà posizionato un catetere vescicale per 24-48 ore ed un drenaggio delle tonache dartoiche, che però non sempre è necessario.

PROTESI NON IDRAULICA

Nel caso di impianto di protesi semirigida o soffice le complicanze possono essere:

  • ematoma penieno;
  • lesione dell’uretra con perforazione della stessa e epicistostomia temporanea;
  • perforazione durante la dilatazione dei corpi cavernosi con riparazione degli stessi qualora possibile.

Infezioni

  • rigetto o estrusione della protesi anche a distanza;
  • ldolore nei rapporti fino alla assoluta impossibilità ad averne, con possibilità di rimozione della stessa protesi;
  • necrosi del glande;
  • ridotta sensibilità del glande fino all’anorgasmia.


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